Prof. Domenico D'Ugo

Curare il tumore dello stomaco oggi: risultati chirurgici, impatto sulla vita quotidiana e nuove frontiere predittive

Negli ultimi anni, la ricerca sul tumore dello stomaco ha compiuto importanti passi avanti, non solo per migliorare le tecniche chirurgiche e i trattamenti oncologici, ma anche per comprendere meglio la qualità di vita dei pazienti dopo le cure.

Il Prof. Domenico D’Ugo, alla guida di un gruppo clinico della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, da tempo concentra i suoi sforzi di ricerca sul tema della chirurgia oncologica addominale.

Recentemente, sono stati pubblicati 3 studi che affrontano aspetti diversi ma strettamente collegati della cura del tumore gastrico:

  • gli effetti a lungo termine della gastrectomia totale
  • il confronto tra chirurgia tradizionale e mini-invasiva
  • l’utilizzo dell’intelligenza artificiale applicata alle immagini radiologiche per prevedere la risposta alla chemioterapia preoperatoria.

Di seguito presentiamo una sintesi chiara di questi 3 lavori, con l’obiettivo di spiegare cosa è stato studiato, come sono state condotte le ricerche e quali risultati sono emersi.

1. Vivere senza stomaco: qualità di vita e nutrizione dopo la gastrectomia totale

Il primo studio, dal titolo “Sintomi, risultati nutrizionali e qualità della vita dopo gastrectomia totale con ricostruzione Roux-en-Y: risultati di uno studio trasversale condotto su 80 sopravvissuti a lungo termine” è stato pubblicato sulla rivista Updates in Surgery. Lo studio si è concentrato su pazienti sottoposti a gastrectomia totale con ricostruzione Roux-en-Y. Si tratta di un intervento che prevede l’asportazione completa dello stomaco, generalmente per la presenza di un tumore o, in alcuni casi, per una mutazione genetica (come quella del gene CDH1) che espone a un rischio molto elevato di sviluppare un carcinoma gastrico.

Obiettivo dello studio

Sebbene la gastrectomia totale sia una procedura consolidata, meno conosciuti sono i suoi effetti a lungo termine sulla vita quotidiana delle persone operate. L’obiettivo principale dello studio era quindi valutare, a distanza di almeno un anno dall’intervento, lo stato nutrizionale, i sintomi digestivi e la qualità di vita di pazienti sopravvissuti nel lungo periodo.

Come è stata condotta la ricerca

I ricercatori hanno esaminato un ampio gruppo di pazienti operati nell’arco di oltre 20 anni, selezionando coloro che avevano un follow-up sufficiente per una valutazione a lungo termine. 80 pazienti hanno partecipato a interviste strutturate e hanno compilato questionari specifici per misurare la qualità di vita e i disturbi gastrointestinali. La qualità di vita, in particolare, è stata misurata mediante il Gastrointestinal Quality of Life Index, un questionario standardizzato e validato, utilizzato in ambito medico e di ricerca per valutare l’impatto delle malattie gastrointestinali sulla qualità della vita del paziente.

Sono stati raccolti dati sul peso corporeoreflusso ed eventuali difficoltà nell’assunzione di cibo. È stata inoltre valutata la possibile presenza di anemia. Una particolare attenzione è stata poi dedicata alla presenza di sintomi della cosiddetta “dumping syndrome”. Si tratta di una complicanza frequente dopo interventi di gastrectomia e/o bypass gastrico, una condizione causata dal passaggio troppo rapido di cibo, specialmente zuccheri e grassi, nell’intestino tenue. Si manifesta con sudorazione, debolezza, palpitazioni e disturbi intestinali dopo i pasti.

I risultati dello studio

Lo studio ha evidenziato che, dopo la gastrectomia totale, la perdita di peso è un fenomeno molto frequente e spesso persistente nel tempo. Una parte significativa dei pazienti presentava sintomi compatibili con la dumping syndrome, disturbi dell’alimentazione, reflusso e anemia. In particolare:

  • La prevalenza della dumping syndrome era del 27.5%;
  • La prevalenza di disturbi dell’alimentazione era del 33.8%;
  • Quella del reflusso era del 46.2%;
  • L’anemia mostrava una prevalenza del 27.5%.

Un dato importante riguarda il collegamento tra qualità di vita e dumping syndrome. I pazienti che soffrivano di dumping syndrome riportavano una qualità di vita peggiore rispetto a chi non ne era affetto. Anche le difficoltà nell’assunzione del cibo e una maggiore perdita di peso erano associate a una percezione più negativa del proprio stato di salute.

Interessante è anche un dato emerso in merito all’età dei soggetti. I pazienti più giovani al momento dell’intervento sembravano più esposti al rischio di sviluppare la dumping syndrome. Inoltre, chi partiva da un peso corporeo più elevato tendeva a perdere più peso nel tempo.

Implicazioni cliniche della ricerca

Questo studio sottolinea che la guarigione oncologica non coincide sempre con un pieno recupero funzionale. Vivere senza stomaco comporta adattamenti importanti e talvolta duraturi. I risultati suggeriscono la necessità di programmi di follow-up nutrizionale e di supporto a lungo termine, oltre alla possibilità di valutare tecniche ricostruttive alternative per migliorare gli esiti funzionali.

ricerca gastrectomia totale Prof. Domenico D'Ugo - Chirurgia Addominale

2. Chirurgia addominale tradizionale o mini-invasiva? Un confronto europeo

Il secondo studio, dal titolo “Risultati perioperatori nella gastrectomia aperta rispetto a quella mininvasiva per il cancro gastrico: uno studio multicentrico europeo basato sul registro GASTRODATA”, ha analizzato i risultati della chirurgia per tumore gastrico in diversi centri europei ad alto volume di pazienti.

L’obiettivo era confrontare gli esiti perioperatori della chirurgia tradizionale “a cielo aperto” con quelli della chirurgia mini-invasiva (laparoscopica o robotica) per quanto riguarda il trattamento del cancro gastrico. È stato inoltre valutato un confronto tra pazienti sottoposti a gastrectomia totale o subtotale(ovvero l’intervento in cui viene rimosso solo parte dello stomaco).

Perché questo studio è importante

Negli ultimi anni la chirurgia mini-invasiva si è diffusa in molti ambiti, grazie alla promessa di un recupero più rapido e minori complicanze. Tuttavia, per il tumore gastrico, soprattutto in Europa, mancano dati ampi e rappresentativi della pratica clinica reale che informino in maniera chiara sulla reale efficacia di entrambe le pratiche.

Metodo

Sono stati inclusi nella ricerca pazienti operati con intento curativo del cancro gastrico in un arco di 4 anni in 24 centri europei specializzati. I ricercatori hanno confrontato:

  • le complicanze post-operatorie
  • la durata della degenza
  • la mortalità a breve termine

tra i due approcci chirurgici.

Risultati

La ricerca ha dimostrato che, nel complesso, la chirurgia mini-invasiva è associata a un minor numero di complicanze e a una degenza ospedaliera più breve rispetto alla chirurgia tradizionale. Anche la mortalità nei primi mesi dopo l’intervento è risultata inferiore nel gruppo mini-invasivo rispetto a quello operato “a cielo aperto”.

Bisogna comunque considerare che la chirurgia mini-invasiva è stata eseguita in pazienti con tumori più piccoli, in stadi più precoci e che ricevevano meno frequentemente un trattamento neoadiuvante (ovvero chemioterapia, ormonoterapia o target therapy prima dell’intervento).

Analizzando separatamente i casi di gastrectomia subtotale e quelli di gastrectomia totale, è emersa una differenza importante. Il vantaggio della chirurgia mini-invasiva era evidente soprattutto nella gastrectomia subtotale, mentre nella gastrectomia totale non si osservava una differenza significativa nelle complicanze tra i 2 approcci chirurgici.

Implicazioni

Questi risultati suggeriscono che la chirurgia mini-invasiva rappresenta un’opzione valida e sicura, in particolare per gli interventi meno estesi (gastrectomia subtotale). Tuttavia, per le procedure più complesse come la gastrectomia totale, i benefici non sono ancora altrettanto chiari e la scelta dell’approccio deve essere valutata attentamente, preferibilmente in centri altamente specializzati capaci di valutare il caso del singolo paziente sulla base di tutti i dati clinici disponibili, favorendo una massima personalizzazione dell’approccio terapeutico.

ricerca chirurgia addominale mininvasiva Prof. Domenico D'Ugo

3. Intelligenza artificiale e radiomica: prevedere la risposta alla chemioterapia

Il terzo studio, pubblicato su World Journal of Surgical Oncology, affronta una delle sfide più attuali dell’oncologia: prevedere quali pazienti risponderanno alla chemioterapia prima dell’intervento chirurgico.

Questo studio ha beneficiato del contributo fondamentale della radiomica, ovvero un campo della radiologia medica che converte le immagini diagnostiche (come TAC, RM, PET) in dati numerici quantificabili, utilizzando l’intelligenza artificiale per estrarre informazioni non visibili all’esame dell’occhio umano. Queste informazioni descrivono caratteristiche della forma, della struttura e della “texture” del tumore, fornendo importanti indicazioni per orientare il trattamento.

Il contesto della ricerca

Quando si affronta un tumore gastrico, la chemioterapia neoadiuvante (cioè somministrata prima dell’intervento) è spesso utilizzata per ridurre le dimensioni del tumore e migliorare i risultati chirurgici. Tuttavia, non tutti i pazienti rispondono allo stesso modo. Identificare in anticipo chi trarrà beneficio dal trattamento potrebbe evitare terapie inutili e orientare verso strategie alternative più efficaci e in tempi più rapidi.

Come si è svolto lo studio

I ricercatori hanno analizzato le TAC eseguite prima dell’inizio della chemioterapia in pazienti con tumore gastrico o tumore della giunzione gastroesofagea. In queste immagini, il tumore è stato isolato per estrarre da esso determinate caratteristiche radiomiche.

Successivamente, sono stati costruiti modelli predittivi per distinguere i pazienti che avrebbero mostrato una risposta significativa alla chemioterapia da quelli che non avrebbero beneficiato del trattamento. I modelli sono stati sviluppati e poi testati internamente per verificarne l’affidabilità.

Risultati

I modelli radiomici si sono dimostrati promettenti nel prevedere sia i pazienti con buona risposta sia quelli con scarsa risposta alla chemioterapia. L’efficacia di questi modelli predittivi si è dimostrata buona anche considerando diversi schemi chemioterapici, come FLOT (acronimo utilizzato per indicare i 4 farmaci combinati in questo trattamento) ed altri regimi a base di oxaliplatino. In particolare, alcuni modelli hanno mostrato una buona capacità predittiva nell’identificare i pazienti che difficilmente avrebbero risposto al trattamento.

Prospettive future

Sebbene si tratti di uno studio condotto su un numero limitato di pazienti, i risultati suggeriscono che la radiomica potrebbe diventare uno strumento utile e relativamente economico per personalizzare le terapie oncologiche. Con ulteriori validazioni su gruppi più ampi, questi modelli potrebbero aiutare i medici a scegliere il trattamento più adatto per ciascun paziente in tempi brevi.

Conclusioni

Nel loro insieme, questi 3 studi offrono una visione completa del percorso del paziente con tumore gastrico: dalla scelta dell’approccio chirurgico, agli effetti a lungo termine dell’intervento, fino alla possibilità di prevedere la risposta alla chemioterapia grazie all’analisi avanzata delle immagini.

La cura del tumore gastrico oggi non si limita all’asportazione del tumore, ma richiede un’attenzione continua alla qualità di vita, alla personalizzazione delle terapie e all’innovazione tecnologica.

L’integrazione tra Chirurgia, Oncologia, Nutrizione e strumenti come quelli forniti dall’intelligenza artificiale rappresenta oggi la frontiera di una medicina sempre più dedicata al paziente e alla sua qualità di vita.

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